..Murice romano clarus virtue Quirinus clarior huc postquam venit tanto hospite felix dig. rogo non superas latias mea villula villas

Nella sua storia la “Villula” sembra aver già offerto ospitalità e tra i suoi visitatori si ricorda il Cardinale Querini Stampalia, veneto con ascendenze romane, venuto a Brescia ancora ragazzo.

Siamo entrati a curiosare nell’hotel <Antica Villa», un discreto ed elegante ristorante albergo, sito in via San Rocchino al n. 30 ai piedi dei Ronchi ed abbiamo avuto una piccola sorpresa. E più che comprensibile che qualcosa sfugga a studiosi come Fausto Lechi per le Dimore bresciane e a Enzo Abeni per il suo bel libro sul quartiere di San Rocchino. Si sa tutto o quasi sulla città e sui Ronchi, nonché sul castello, ma si conosce pochissimo della storia di queste ville, che sono appunto fra la città e i suoi Ronchi.
La casa in questione deve essere stata una decorosa villa che conserva le iniziali dei Gigli sul ferro battuto del cancello. Ma è l’iscrizione latina che ha attirato subito al mia attenzione e devo confessare che prima non l’avevo mai vista né mai letta. Essa suona cosi ((Murice romano clarus virtue Quirinus clarior huc postquam venit tanto hospite felix dig. rogo non superas latias mea villula villas).
Non si tratta proprio di un latino perfetto, che può essere peraltro tradotto cosi: <<Quirino famoso per uirtù e per radice romana, divenne ancora più famoso dopo che venne qui in qualità dl così grande ospite. Felice chiedo che la mia piccola uilla così come è non superi quelle più grandi>>.
La tentazione di pensare al cardinale Querini Stampalia, veneto che vantava
ascendenze romane, venuto a Brescia ancor ragazzo come discepolo dei Gesuiti prima di diventare nostro vescovo e cardinale, è stata grande. Poteva essere stato ospite della famiglia Gigli.
Di questa famiglia, che ha lo stemma parlante e che sono di origine rovatese, il personaggio che potrebbe fare al caso nostro è Giorgio.
Egli presta servizio in qualità di commissario nella armata sarda durante la guerra di successione austriaca degli anni 1740/1748. Dalla repubblica veneta, con ducale del 27 settembre 1738 del doge Luigi Pisani, viene insignito con il fratello del titolo di conte, con diritto di trasmissione ai discendenti maschi.
Via San Rocchino non cessa dunque di riservare sorprese. Negli anni ‘50 se non vado errato si scopri quella magnifica villa romana, purtroppo rovinata proprio nell’emblema da una ruspa, il cui mosaico centrale prima nel tempio capitolino, si conserva oggi nel museo romano di Santa Giulia. Dovrebbe raffigurare una scena del ((Rudens)) di Plauto con teste di personaggi della commedia latina come Maccus, Buccus, Pappo e Dossenus.

Fonte: Giornale di Brescia/ Giancarlo Piovanelli/ 22 Agosto 1999.